Design Milano

Torre Velasca apre il suo attico grazie a Open House Milano

Milano e la Torre Velasca

milano torre velasca

Nella Milano dei primi anni Cinquanta sono ancora visibili i danni della Seconda Guerra Mondiale ma già s’inizia ad avvertire che le cose stanno cambiando. Non solo sta diventando la capitale per eccellenza del boom economico ma anche dell’architettura e del design.

La città pullula di case economiche, prefabbricate, unifamiliari, di palazzi, di uffici e autorimesse. Ancora non sono stati eretti due edifici destinati a simboleggiare la sua rinascita, la Torre Velasca e il grattacielo Pirelli.

Il grattacielo diventa il simbolo della rinnovata vitalità produttiva.

Nel 1950 lo studio BBPR – costituito da Gian Luigi Banfi, Ludovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti ed Ernesto Nathan Rogers – riceve l’incarico di progettare un complesso polifunzionale, nella piccola piazza del Seicento dedicata al governatore spagnolo Juan Fernández de Velasco, a pochi passi dal Duomo, in una zona bombardata nel 1943 dagli anglo-americani.

I primi bozzetti svilupparono il progetto di una struttura in ferro e vetro che fu poi abbandonata a causa degli alti costi. Il progetto definitivo è datato tra il 1952 e il 1955 e la costruzione effettuata tra il 1956 e il 1957 fu terminata in 292 giorni. L’altezza è di 106 metri.

La Torre Velasca è il monumento più rappresentativo di quel periodo di transizione, in cui Rogers, direttore di Casabella, rappresentava un punto di riferimento per chi cercava il superamento del razionalismo.

L’edificio recupera alcuni caratteri fondamentali dell’architettura milanese quali la dimensione delle finestre, la misura degli aggetti[1], i materiali e le tonalità cromatiche.

La somiglianza con una torre medievale è giustificata dall’esigenza di ottenere una massima cubatura abitabile, infatti, la parte bassa è destinata agli uffici mentre il volume aggettante ospita le abitazioni che richiedono una profondità maggiore.

Fu il cemento armato, la tecnologia che permise alla Torre Velasca soluzioni costruttive innovative. Le travi oblique, ossia le strutture portanti che sorreggono la parte superiore a sbalzo, sono a vista come testimonianza dei nuovi valori tecnologici ed estetici. I pilastrini lungo le facciate, oltre che essere degli elementi funzionali, servono a dare un ordine estetico.

Il progetto della Torre suscitò molto scalpore al Congresso del CIAM[2] del 1959 a causa delle sue membrature[3] neogotiche, delle guglie terminali, del tetto a falde e dei richiami al profilo di una torre medievale. Scrisse Rogers a tal proposito: “La Torre si propone di riassumere culturalmente e senza ricalcare il linguaggio di nessuno dei suoi edifici, l’atmosfera della città di Milano[…]”[4] e che va considerata un “Omaggio a Milano”

La Torre Velasca è stata sfondo e oggetto di diverse realizzazioni cinematografiche. Tra queste si ricorda Il Vedovo, film del 1959 di Dino Risi.

[1] L’aggetto è una sporgenza verso l’esterno di un elemento architettonico o costruttivo rispetto alle adiacenti parti della struttura. Più genericamente è riferito a un corpo o elemento che sporga da una parete verticale.

[2] CIAM – Congresso internazionale di architettura moderna.

[3] La membratura è qualsiasi elemento facente parte dell’organismo costruttivo o composito di un edificio con funzioni e forme ben definite e identificabili.

[4] Su Casabella Continuità numero 232 di ottobre 1959.


Questo breve spaccato sulla Torre Velasca e Milano, la sua città, l’ho tratto dalla mia tesina di maturità, cui tema principale è il boom economico italiano.

Ho deciso di scrivere questo post, già settimana scorsa, ancor prima di scrivere quello su Open House Milano. Perché la Torre Velasca è un edificio importante per Milano e per la sua storia e sono molto contento che Open House Milano l’abbia inserito tra le aperture e sono ancora più contento di poter guidare i visitatori sabato 7.

torre velasca open house

Il percorso porta ad un attico 25° piano, allestito dall’architetto Piero Lissoni.  Realizzato insieme a primarie realtà del design italiano, è uno spazio di grande suggestione  da dove si può apprezzare l’ineguagliabile vista dall’alto della torre e vivere l’emozione di cosa possa significare abitare in questa icona dell’architettura moderna. Nel percorso sarà possibile anche visitare la mostra “OIKOS Colour Floating” curata da Giulio Cappellini e allestita sempre al 25° piano della Torre.

Ahimè (o ahivoi dovrei scrivere), la Torre Velasca è uno degli edifici aperti da OHM con prenotazione obbligatoria, è già sold out da un bel po’ di giorni. Ma ugualmente ho deciso di scrivere questo post e indirizzarvi, dopo la lettura, verso altri edifici aperti il 7 e 8 maggio da OHM. Cliccando qui potrete scaricare la mappa in pdf, oppure potete andare sul sito ufficiale

Ah… e se ancora non sai cosa sia Open House Milano, devi assolutamente leggere questo post!

Vi auguro di passare questo weekend, riscoprendo la città con occhi nuovi grazie a OHM (parlo ai milanesi) e comunque di viverlo serenamente (mi riferisco a tutti). Saluto anche i runners che correranno la Wings for Life e, prima di “uscire fuori traccia” (scriverebbe così la prof di lettere sul compito) vi saluto!

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